dal 22 settembre all'1 ottobre 2017 a Forlì e in Romagna

GENESI di Sebastião Salgado a Forlì

Venerdì 28 ottobre presso la Chiesa di San Giacomo in San Domenico a Forlì, apre al pubblico la mostra Genesi di Sebastião Salgado, già straordinaria protagonista di un tour internazionale di grandissimo successo.

ICONA-MOSTRA-Brasile-2005-webGenesi è l’ultimo grande lavoro di Sebastião Salgado, il più importante fotografo documentarista del nostro tempo. Un progetto iniziato nel 2003 e durato 10 anni, un inno d’amore per la terra e un monito per gli uomini, nato da un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta. Un viaggio alle origini del mondo per preservarne il futuro, che lo stesso Salgado descrive in questo modo: ”Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero ritornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento e sono ancora “selvagge”; alle remote tribù dagli stili di vita “primitivi” e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane. Questo viaggio costituisce un tentativo di antropologia planetaria. Inoltre, ha anche lo scopo di agire da monito affinché si cerchi di preservare e se possibile ampliare questo mondo incontaminato, per far sì che sviluppo non sia sinonimo di distruzione Finora avevo fotografato un solo animale, l’uomo, poi ho preso la decisione di intraprendere questo progetto e di andare a vedere il Pianeta spinto da un’enorme curiosità di vedere il mondo, conoscerlo”.

Il percorso espositivo è costituito da 245 eccezionali fotografie in bianco e nero realizzate con lo scopo di immortalare un mondo in cui natura ed esseri viventi vivono ancora in equilibrio con l’ambiente passando attraverso le foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, i ghiacciai dell’Antartide, la taiga dell’Alaska, i deserti dell’America e dell’Africa fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia, ma anche una particolare attenzione per gli animali ripresi nel loro habitat naturale. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici tra il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo della natura alla migrazione. Un’attenzione particolare è riservata alle popolazioni indigene ancora vergini: gli Yanomami e i Cayapó dell’Amazzonia brasiliana; i Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale; i Boscimani del deserto del Kalahari in Sudafrica; le tribù Himba del deserto namibico e quelle più remote delle foreste della Nuova Guinea. Salgado ha trascorso diversi mesi con ognuno di questi gruppi per poter raccogliere una serie di fotografie che li mostrassero in totale armonia con gli elementi del proprio habitat.

Isole South Sandwich 2009

Isole South Sandwich 2009

“Genesi non è solo una ricerca estetica – dichiara Salgado – ma anche etica e spirituale in un certo senso, un modo per dire soprattutto alle nuove generazioni che il Pianeta è ancora vivo e va preservato. Abbiamo fatto una ricerca e abbiamo fatto una scoperta molto interessante: circa il 46% del mondo è ancora come il giorno della genesi, insieme possiamo continuare a fare in modo che questa bellezza non scompaia”. Nelle parole della curatrice, Lélia Wanick Salgado, “Genesi è la ricerca del mondo delle origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci dall’essenza della nostra natura. È un viaggio attraverso paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo. La prova che il nostro pianeta include tuttora vaste regioni remote, dove la natura regna nel silenzio della sua magnificenza immacolata; autentiche meraviglie nei Poli, nelle foreste pluviali tropicali, nella vastità delle savane e dei deserti roventi, tra montagne coperte dai ghiacciai e nelle isole solitarie. Regioni troppo fredde o aride per tutto tranne che per le forme di vita più resistenti, aree che ospitano specie animali e antiche tribù la cui sopravvivenza si fonda proprio sull’isolamento. Fotografie, quelle di Genesi, che aspirano a rivelare tale incanto; un tributo visivo a un pianeta fragile che tutti abbiamo il dovere di proteggere”. Viaggio unico alla scoperta del nostro ambiente, Genesi rappresenta il tentativo, perfettamente riuscito, di realizzare un atlante antropologico del pianeta, ma è anche un grido di allarme e un monito affinché si cerchi di preservare queste zone ancora incontaminate, per far sì che, nel tempo che viviamo, sviluppo non sia sinonimo di distruzione, e si cambi il nostro stile di vita, assumendo nuovi comportamenti, più rispettosi della natura e di quanto ci circonda per conquistare una nuova armonia. Al progetto Genesi è dedicata una monumentale pubblicazione edita da Taschen, di 520 pagine con oltre 1.000 illustrazioni, che sarà disponibile nel bookshop della mostra insieme ad una guida breve e all’autobiografia “Dalla mia terra alla terra” editi da Contrasto. La mostra di Sebastião Salgado prosegue una programmazione dedicata ai grandi maestri della fotografia e coinvolge tutti i soggetti che hanno realizzato la rassegna del 2015, che ha registrato uno straordinario successo, soprattutto tra i giovani. La novità è la scelta della chiesa di San Giacomo come spazio espositivo, in linea con la crescita di tutto il complesso di San Domenico come polo culturale, in grado di diversificare sempre di più la sua offerta nel corso dell’anno e in tutte le sue strutture. “Con Genesi – sottolinea il presidente Roberto Pinza – la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì conferma e consolida l’impegno ad approfondire la riflessione sulla realtà contemporanea – oggetto anche di altri progetti come gli Experience Colloquia e la Settimana del Buon Vivere – attraverso uno strumento di particolare efficacia comunicativa, soprattutto nei confronti dei giovani. Così come conferma la vocazione della Fondazione a promuovere eventi capaci di combinare la qualità dei contenuti con i grandi numeri, perché il nostro desiderio ultimo è si quello di portare a Forlì sempre più persone, ma di farlo attorno ad esperienza – culturali e sociali – capaci di lasciare traccia.”

penisola antartica 2005

“Il viaggio – evidenzia a sua volta il sindaco di Forlì Davide Drei – che Salgado invita ad intraprendere alla scoperta dei luoghi più remoti e incontaminati del Pianeta con la mostra Genesi, nel complesso museale del San Domenico di Forlì che sempre più si caratterizza per una programmazione culturale di ampio respiro, s’incontra con apprezzata naturalezza con la bellezza e l’armonia insite nelle opere d’arte che qui trovano casa, a partire dall’ Ebe di Antonio Canova, di cui celebriamo il bicentenario proprio in questo periodo.” La mostra ha avuto un’anteprima nel corso della Settimana del Buon Vivere con la proiezione, proprio nella chiesa di San Giacomo, del documentario “Il sale della terra” di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, che sarà nuovamente replicato il 29 novembre ed il 6 dicembre al cinema “Saffi” di Forlì.

Ideata da Amazonas Images, curata da Lélia Wanick Salgado, promossa dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì e la Settimana del Buon Vivere, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con Contrasto.

Sebastião e Lélia Salgado

Lelia Wanick Salgado e Sebast ião Salgado (foto Becker)

Lelia Wanick Salgado e Sebast ião Salgado (foto Becker)

Sebastião Ribeiro Salgado nasce l’8 febbraio 1944 ad Aimorés, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. A 16 anni si trasferisce nella vicina Vitoria, dove finisce le scuole superiori e intraprende gli studi universitari. Nel 1967 sposa Lélia Deluiz Wanick. Dopo ulteriori studi a San Paolo, i due si trasferiscono prima a Parigi e quindi a Londra, dove Sebastião lavora come economista per l’Organizzazione Internazionale per il Caffè. Nel 1973 torna insieme alla moglie a Parigi per intraprendere la carriera di fotografo. Lavorando prima come freelance e poi per le agenzie fotografiche Sygma, Gamma e Magnum, per creare poi insieme a Lélia la agenzia Amzonas Images. Sebastião viaggia molto, occupandosi prima degli indios e dei contadini dell’America Latina, quindi della carestia in Africa verso la metà degli anni Ottanta. Queste immagini confluiscono nei suoi primi libri. Tra il 1986 e il 2001 si dedica principalmente a due progetti. Prima documenta la fine della manodopera industriale su larga scala nel libro La mano dell’uomo, (Contrasto, 1994) e nelle mostre che ne accompagnano l’uscita (presentata in 7 diverse città italiane). Quindi documenta l’umanità in movimento, non solo profughi e rifugiati, ma anche i migranti verso le immense megalopoli del Terzo mondo, in due libri di grande successo: In cammino e Ritratti di bambini in cammino. (Contrasto, 2000). Lélia e Sebastião hanno creato nello stato di Minas Gerais in Brasile l’Istituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale – che era a rischio di sparizione – una larga area in cui sino stati piantati centinaia di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Istituto Terra è nel mondo una delle più concrete ed efficaci realizzazioni di rinnovamento del territorio naturale ed è diventato un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès.

La Chiesa di San Giacomo in San Domenico
La chiesa di San Giacomo Apostolo fa parte del complesso conventuale fondato dall’Ordine dei Domenicani a Forlì nella prima metà del XIII secolo. I reperti recuperati, visibili attraverso le vetrate a pavimento e nel museo al piano interrato, di prossima apertura, ne documentano le fasi evolutive. La chiesa è, nei primi secoli, un cantiere aperto. L’originario spazio tripartito viene modificato in un’unica grande navata, rappresentativa del crescente ruolo dei domenicani e funzionale alla predicazione. In epoca rinascimentale e barocca è interessata da importanti opere di abbellimento, decorazione e arredo, che cambiano l’aspetto interno pur senza alterarne la struttura. Agli inizi del XVIII secolo prende il via il cantiere del grande rinnovo, secondo un’ impostazione neoclassica, essenziale ed assolutamente moderna, di ampio respiro, proiettata nel futuro. Lo stato attuale è in gran parte frutto dell’intervento settecentesco. In età napoleonica, poi, la chiesa resta aperta al culto e sostanzialmente conservata. Con la restaurazione rientrano i domenicani, ma nel 1867, con la definitiva soppressione da parte dello Stato Italiano, la chiesa viene chiusa, spogliata e trasformata in maneggio militare. Inizia una fase di progressivo degrado, che culmina con l’abbandono ed il conseguente crollo (1978) di parte della copertura e della facciata meridionale, infine, a partire dagli anni ’90, il Comune avvia il processo di graduale recupero che ha portato al completo restauro conclusosi nel 2015.

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